Il mio fedele punto fermo

Il mio fedele punto fermo

Mi sono lasciata trascinare nell’ultima settimana e molte cose, importanti, che avrei dovuto fare le ho semplicemente messe da parte.
La scorsa settimana è stato un bel “fanculo” a tutta la mia vita. Indiscriminatamente.
Ho provato tristezza, delusione, solitudine, amarezza, noia, rabbia, furia, desiderio di vendetta, mi sono fatta travolgere da tutto questo maremoto di emozioni e mi sono rannicchiata nel mio angolo di divano aspettando che tutto passasse.

Poi ho deciso che dovevo reagire.
Ho preso l’accendino, ho acceso tutte le candele sul mio altare, ho afferrato carta e penna e ho scritto una bella grafia in centro ciò che volevo allontanare. Nome dopo nome, scritto tutto attorno alla parola centrale, ho raccolto in quel foglio tutto quello che non volevo più, che non faceva più parte della mia vita in un modo o nell’altro. L’ho accartocciato e posto sull’altare.
Ho pregato. Ho parlato con Loro. Ho pianto con Loro e con Loro ho asciugato quelle lacrime. Ho invaso la stanza con l’aroma di palo santo e ho estratto una carta dal nuovo mazzo arrivato proprio proprio assieme a quella brutta notizia. Se nulla succede per caso, anche quelle carte non mi erano arrivate per caso. Ed eccola lì la carta “Phases”. Il primo gemito di un mazzo che già so che potrà parlarmi veramente tanto. Ho fissato il cerchio nero disegnato sulla carta, di fatto ignorando tutte le altre. L’ho posto al centro del mio altare, sul pentacolo, assieme al mio piccolo pezzo di selenite.
Ho preso dei grani di resina e un dischetto di incenso che avevo fatto io qualche anno fa (iperico, lavanda e rosmarino). Ho dato loro fuoco e l’aria si è fatta ricca di profumi speziati. Mi hanno dato energia e coraggio.
Poi ho preso il mio foglietto e l’ho posto sulla fiamma.
La fiamma della candela della Dea.
Sapevo che lei più del Dio mi avrebbe aiutato ad allontanare quel qualcosa che mi faceva soffrire e che era sempre stato nascosto in fondo al mio cuore.
La carta ha preso fuoco, più velocemente di quanto mi aspettassi.
E finché le parole si annerivano e la fiamma lambiva il foglio fino agli angoli sentivo il mio cuore in tumulto, come se stessi lanciando un grido ora di esaltazione ora di agonia e paura.
Ho lasciato il foglietto bruciare sopra al mio incenso. La fiamma si è fatta alta e allungata. Ad un certo punto ho temuto che prendesse fuoco tutto ed mi ero iniziata a preoccupare. Dentro di me però sentivo il gran desiderio che la fiamma divorasse tutto, che non lasciasse nulla se non cenere, e che scomparisse piano affievolendosi assieme al male che provavo.
“Portatelo via!”, ho pensato “Prendi tutto questo e portatelo via! Lontano da me!”.

Sono stata immobile a guardare la fiamma finché non si è spenta, ed io mi sono sentita sorprendentemente più leggera.
Ho spento le candele e messo fine all’operazione.
Ho fatto una doccia, sfregando per bene ogni angolo della mia pelle. Ho gettato tutte le ceneri nell’acqua e ho lasciato che venissero trascinate via.
E ho aspettato.
Non mi sentivo ancora completamente a posto, ma ero fiduciosa che l’incanto funzionasse. Ne avevo un gran bisogno.
Ho passato il resto della giornata con la mia famiglia, a farmi coccolare e capire con un solo sguardo. Ad un certo punto ho capito che avevo guadagnato qualcosa, invece di aver perso qualcosa. Ero una persona fortunata, circondata da persone bellissime che mi volevano bene anche se ero un completo disastro.
Questo, più di tutto, mi ha fatto reagire. E finalmente sono riuscita anche a farmi tornare il sorriso.

Il giorno dopo sono passata all’azione.
Ho preso il toro per le corna e mi sono messa al lavoro. Mi sono anche iscritta in palestra. Ho dato un taglio a tutte le cose vecchie, a cominciare con le abitudini. Non ho cambiato l’orario della mia sveglia, ma mi sono comunque sempre concessa di svegliarmi con più dolcezza e meno angoscia.
Soprattutto, ho abbracciato il distacco.
Oh! Sì, e mi sono concessa anche qualche vecchio episodio di Streghe! Mi aiuta sempre quando tutto va in frantumi e mi ritrovo a raccogliere i pezzi. Questa volta, paradossalmente, avevo meno cocci da raccogliere di quel che pensassi.

Dopo qualche giorno ho smesso di sentire il nodo allo stomaco che mi impediva di mangiare e la stretta in gola che mi portava a stare zitta per ore. Ho ricominciato a sperare, a lavorare ai miei sogni e a capire come fare per realizzarli. Ammetto che questa evoluzione ha messo molto in crisi il mio piano d’azione. Infatti voglio sentire una persona di fiducia che ne sa sicuramente più di me e capire come è meglio muoversi adesso. Ma comunque ad una settimana da quella mattina, in cui ho riversato su quel pezzo di carta ed in quelle preghiere tutto il male che provavo, sto molto meglio.
Sorprendentemente più stanca, ma anche più libera di godermi il mio tempo.

“Stai attenta a quello che desideri, perché è esattamente ciò che otterrai”.
Questa frase, credetemi, è quanto mai vera! Mai sottovalutare i nostri desideri. In qualche modo loro, nel profondo, troveranno sempre la strada per avverarsi.

L’inconscio è una bestiaccia egoista, mette sempre se stesso al primo posto. Però stai pur certa che ascoltarlo ti porterà sempre lungo la strada della tua felicità, in un modo o nell’altro.

Stamattina, di ritorno dal vivaio con una bella candela alla vaniglia in mano, ho realizzato che la mia forza, ciò che mi sostiene e al quale torno irrimediabilmente ogni volta che sto male e che mi aiuta a superare le difficoltà e stare bene, è la mia fede.
Sempre, ogni volta, la fede mi ha sorretto. L’amore e la fiducia nei confronti del Divino mi ha sempre, sempre, rimesso in piedi. Mi ha cullato finché piangevo, mi ha tenuto la mano quando avevo paura, mi ha fatto forza quando volevo mollare, mi ha accarezzato quando mi sentivo sola e mi ha diretto verso la mia meta, qualunque essa fosse, per aiutarmi a rimettermi in piedi e continuare ad andare avanti. Mi ha insegnato tante cose, su me stessa e sugli altri, e mi ha fatto realizzare, come un sussurro nel dormiveglia, cos’è che ha veramente valore in questa vita.

Senza la mia fede io non sarei assolutamente in grado di essere la persona che sono. Le mie migliori qualità, ciò che mi rende una persona migliore, l’ho avuto grazie a questa luce meravigliosa che ho la fortuna di avere nel mio cuore. Non avrei fatto metà delle cose che ho fatto senza la forza che la mia fede sa darmi.

Avere fede, vivere la mia dimensione spirituale e sentirmi connessa con il mondo che mi circonda fa di me una persona migliore.

Non so che persona sarei se ad un certo punto della mia vita io non avessi capito come accogliere dentro di me il mio modo di vivere la mia spiritualità. Certo, sono passata per varie fasi, vari credi, tradizioni e correnti. Ma ora, per quella che sono adesso, non potrei vivere la mia vita con una consapevolezza più piena di questa.

Più dentro alle mie scarpe di così.
A momenti ho perso la bussola – come negli ultimi mesi – e ho concentrato le mie energie sugli aspetti pratici della mia vita, ma oggi so che a dire il vero stavo dimenticando una fetta molto importante della mia vita.
Non so dove questa strada che ho davanti mi porterà d’ora in poi, ma voglio proseguire il viaggio sentendomi completa in ogni mia parte, con tutti i pezzi di me che mi compongono addosso.
Per me questa sarà un’avventura e un nuovo inizio per vivere la vita autentica di cui ho tanto parlato di questi tempi.

Tiriamo una linea adesso, quindi.
Da qui in poi proseguirò adornata delle conquiste che ho fatto e delle lezioni che ho imparato e mi voglio impegnare a non lasciare più indietro niente e di restare fedele alla persona che sono.
Che sia quel che sia.

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Dal micro al macro

Dal micro al macro

Non è giusto!“.
Quante volte lo avete detto?
Io molte. Più di quante non mi piaccia ammettere. E spesso succede quando qualcosa nella nostra vita non va come vogliamo, quando il fato ci gioca contro dal nostro punto di vista e ci impedisce di ottenere quello che vogliamo.

La seconda lezione del Warrior Goddess Training parte proprio da questa idea di ingiustizia per parlarci del suo secondo insegnamento.

Lezione 2: Allinearsi.

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Chiamiamolo destino

Chiamiamolo destino

Ad Agosto mi trovavo spaparanzata sotto l’ombrellone con la musica nelle orecchie a godermi il vento ed il profumo del mare.
Non so come mai ma d’un tratto mi sono ricordata che in valigia avevo portato il libro “Warrior Goddess Training” e dal niente ho provato il desiderio di prenderlo affondarci il naso. Ero a metà di un altro libro – anche quello interessante – ma non c’è stato verso; mi vestita e sono tornata in camera a prendere quel libro.
Non ho potuto farne a meno.
Alla faccia del detto “ogni cosa arriva al momento giusto” ho pensato! Quel libro più che chiamarmi mi ha proprio “tirata per gli orecchi”.
Quando ho chiuso l’ultima pagina ho pensato che davvero non ci potesse essere momento migliore per affrontare la lettura di questo libro: mi ha completamente rapito.

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Trance-Portation: 7 nozioni base per la pratica

Trance-Portation: 7 nozioni base per la pratica

Siamo arrivati all’ultimo post prima della pausa estiva.
Personalmente sto contando i giorni per le vacanze estive. Sono veramente bramosa di riposo e tempo per me e per dedicarmi ad altre “sfere” della mia vita. Come la lettura e la spiritualità.

tpLa lettura in corso in questo periodo (fino a Lughnasadh) con l’Hedgerow Tea Coven è Trance-Portation, un libro che mi sta molto a cuore, che avevo iniziato a leggere qualche tempo fa senza però finirlo – mea culpa.
Da questo libro ho imparato una serie di cose che mi sono state utili e hanno influito pesantemente sulla mia pratica spirituale (e non solo).

In realtà potrei iniziare e finire l’elenco con il primo punto, perchè è veramente il più importante di tutti.

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Perchè credo nell’eccletismo

Perchè credo nell’eccletismo

Ho intrapreso questo percorso spirituale staccandomi completamente da quella che è la tradizione religiosa della mia famiglia (cristiano cattolica) e allontanandomi da quello che la comunità nel quale ero inserita mi insegnava.
Non l’ho fatto per ribellione o anticonformismo. Anzi, ho sofferto all’inizio per essere “diversa” dagli altri.
Serve una gran dose di coraggio per rieducare te stessa a non sentirti sbagliata per essere come sei, quando ti hanno sempre insegnato che per “essere giusta” devi essere in un certo modo.
Ovviamente quando ero una ragazzina di 13-14 anni non ero cosciente di quello che stavo vivendo, credevo la mia fosse una “crisi mistica”, ma dopo essermi allontanata da ciò che mi metteva a disagio non ho mai più sentito il bisogno di tornare sui miei passi.
Come diceva giustamente Steve Jobs non si possono collegare i puntini se non guardandosi indietro.

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Nei giorni di Litha

Nei giorni di Litha

Questa è la stagione del caldo. Del sole. E della luce.

Non ho festeggiato Litha nel senso classico del termine. Mi piace stare all’aria aperta durante sabbat come questo, ma faceva veramente troppo caldo la scorsa settimana per programmare qualsiasi cosa. Per la sera o per il week end. E la luna nuova di sabato poi ci ha lasciato con la notte buia e afosa.

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Del fallimento

Del fallimento

La conosciamo tutti quella sensazione.
Il corpo pesante, il petto che sembra richiudersi in se stesso, quel senso di vergogna che ci opprime e l’istinto di andare a nascondersi sotto le coperte.
Perché abbiamo fallito in qualcosa.

Siamo esseri umani. E falliamo.
C’è chi vuole raccontarlo per sfogarsi, chi invece lo prende e lo nasconde dentro di sé sperando di non doverlo rivedere mai più.
Ma è lì, come una bestiolina pelosa tra le mani, nera, cupa, viscida, schifosa.
E che cosa ci dobbiamo fare con lui?
Io dico: laviamolo!

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